LICENZIABILE IL DIPENDENTE CHE PUBBLICA COMMENTI OFFENSIVI SUI SOCIAL NEI CONFRONTI DEL DATORE DI LAVORO.

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Cassazione civile, sez. lavoro, ordinanza 12/11/2018 n° 28878.

Secondo la Corte di Cassazione, risulta legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente che pubblichi sui social network immagini e commenti offensivi nei confronti della società datrice.

Per gli Ermellini non può essere invocato dal dipendente un divieto ex art. 8, L. 300/70 di interferenza nella vita privata posto che l’accesso al suo profilo Facebook è volto ad accertare non le sue opinioni bensì atteggiamenti rilevanti ai fini della verifica delle sue attitudini professionali, stante la potenzialità diffusiva del materiale postato.

Insomma, la Suprema Corte con Ordinanza del 12 novembre 2018  ha confermato la decisione resa dalla Corte d’Appello di Torino (e, prima ancora, dal Tribunale di Alessandria) con cui era stata rigettata la domanda proposta da un dipendente avente ad oggetto la dichiarazione di illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli per aver pubblicato sul social network Facebook immagini e commenti di natura offensiva nei confronti della società datrice e dei suoi dirigenti.

Al fine di  attribuire rilievo disciplinare ai comportamenti extralavorativi la giurisprudenza ha integrato il dovere di fedeltà sancito dall’art. 2105 c.c. con i canoni di buona fede e correttezza ex artt. 1175 e 1375 c.c. declinandolo in termini di leale comportamento nei confronti del datore di lavoro tale da imporre al dipendente l’astensione tanto dai comportamenti espressamente vietati dalla legge quanto dai comportamenti contrastanti con i doveri correlati all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa, in quanto conflittuali rispetto alle finalità e agli interessi del datore di lavoro o, comunque, idonei a ledere il presupposto fiduciario del rapporto.

E’ per tali ragioni che deve ritenersi disciplinarmente rilevante il comportamento tenuto dal lavoratore che, nel pubblicare sulla propria bacheca Facebook un commento denigratorio nei confronti del proprio datore di lavoro (e, quindi, diffondendolo a una platea ampia se non indeterminata di utenti) ne ha certamente leso il decoro e l’immagine.

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