Il Ricorso Amministrativo

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Il Ricorso Amministrativo. La tutela in sede amministrativa è attuata dalla stessa P.A. attraverso un procedimento amministrativo (cd. di secondo grado, in quanto operante su di un precedente atto amministrativo) instaurato a seguito di un ricorso presentato dal soggetto interessato.

Attraverso la presentazione di un Ricorso Amministrativo, il privato può ottenere da parte della P.A. la decisione su una controversia o il riesame di provvedimenti ritenuti non conformi alla legge.

I ricorsi amministrativi, dunque, rappresentano strumenti di protezione previsti a favore dell’amministrato, volti a fornire, in seno allo stesso ordine amministrativo, una soluzione ai contrasti, senza la necessità di ricorrere alla tutela giurisdizionale.

Il Ricorso Amministrativo

Secondo l’impostazione tradizionale, alla tutela amministrativa si possono riconoscere le seguenti funzioni:

  1. ricercare nello stesso ordine amministrativo una soluzione alle controversie insorte nel suo ambito e che coinvolgono interessi della P.A. evitando il ricorso a mezzi giurisdizionali;
  2. 2. consentire alla P.A. di riesaminare la questione ed eventualmente di correggere i propri errori;
  3. consentire agli interessati di presentare direttamente le proprie ragioni ed obiezioni alla P.A. favorendo in sede di riesame dell’atto quel contraddittorio che può essere mancato in sede di deliberazione dell’atto impugnato;
  4. consentire agli interessati di far valere nei confronti della P.A. non solo vizi dei legittimità dell’atto, ma, in alcuni casi anche di merito, opponendosi alle determinazioni della P.A. ed alle scelte da questa operate.

Il Ricorso Amministrativo è l’istanza diretta ad ottenere l’annullamento, la revoca o la riforma di un atto amministrativo con il rispetto delle forme e dei termini di legge.

Le forme dei ricorsi amministrativi sono:

  1. il ricorso gerarchico proprio ed improprio;
  2. il ricorso in opposizione;
  3. prima dell’avvenuta giurisdizionalizzazione del rimedio, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

    Possono presentare ricorso tutti i soggetti (persona fisiche o giuridiche) che abbiamo interesse e cioè tutti coloro che, ritenendosi lesi da un provvedimento della P.A., abbiano interesse all’annullamento di esso, a norma degli artt. 1 e 8 del D.P.R. 1199/1971.

    L’interesse deve essere personale, in quanto deve riferirsi al soggetto che propone il ricorso, caratteristica da non confondere con la individualità in quanto in alcuni casi è ammesso il ricorso per la tutela di interessi collettivi. L’interesse deve poi essere attuale, perché il ricorrente deve aver subito una lesione concreta e immediata in conseguenza del provvedimento oggetto del ricorso. Deve infine essere diretto perché non è legittimato a ricorrere un soggetto diverso dal titolare della situazione soggettiva coinvolta.

    Il termine per proporre ricorso è perentorio e comincia a decorrere dalla notifica dell’atto, o in mancanza, dalla data della sua pubblicazione. In tutti gli altri casi dal momento della piena conoscenza dell’atto. Per il ricorso gerarchico e in opposizione, il termine è di 30 giorni; è pari a 120 giorni per la proposizione del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il diritto a proporre ricorso si estingue per rinuncia dell’interessato, per decadenza o acquiescenza.

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