I buoni postali fruttiferi e la variazione unilaterale dei tassi di interesse: possibili i rimborsi

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I buoni postali fruttiferi e la variazione unilaterale dei tassi di interesse: possibili i rimborsi.

In sintesi, si può agire in giudizio contro le Poste Italiane per ottenere il rimborso dei maggiori tassi di interesse ma la valutazione va fatta caso per caso, a seconda che la modifica dei saggi sia stata disposta da un Decreto ministeriale anteriore o successivo alla sottoscrizione del buono postale, ed a seconda dell’intervenuta comunicazione o meno delle variazioni del saggio di interesse.

La sentenza della Cassazione Civile n. 13979/2007 è importante perchè mette chiarezza sulla vicenda, aprendo di fatto la via per azioni giudiziarie contro le Poste italiane soltanto al ricorrere di determinate circostanze.
Bisogna infatti distinguere due ipotesi.
Una prima ipotesi riguarda il caso in cui i tassi di interesse siano stati modificati con un Decreto ministeriale che era già in vigore al momento della sottoscrizione del buono postale da parte del risparmiatore.
Un esempio concreto ci aiuterà a capire. Tizio ha acquistato dei buoni della serie “O” a fine giugno 1984. Tali buoni sono stati introdotti con il D.M. 15 giugno 1981. Ebbene, quando Tizio ha acquistato i buoni della serie “O” il tasso di interesse loro applicabile non era più quello originariamente previsto dal Decreto di emissione, ma era già stato modificato, in senso peggiorativo, dal D.M. 16 giugno 1984 (che ha introdotto la nuova serie “P” e modificato la precedente serie “O” in “P/O”).
In tal caso, il D.M. 16 giugno 1984 prevedeva espressamente che sui buoni della serie “O” dovessero essere “apposti, a cura degli uffici postali, due bolli: uno sulla parte anteriore, con la dicitura “Serie P/O”, l’altro, sul retro, recante la misura dei nuovi tassi” (art. 5).
In tal modo, dunque, il risparmiatore è reso edotto dell’intervenuta modifica dei tassi di interesse e non viene pertanto “colto di sorpresa”. Di converso, qualora sui titoli non sia apposto il “nuovo” saggio di interesse nel frattempo regolato da un D.M. sopravvenuto, allora i risparmiatori possono chiedere la restituzione della differenza tra il saggio “promesso” dai titoli (più alto) e quello effettivamente praticato in base alla nuova normativa (più basso).
Proprio tale fattispecie è stata decisa dalla Corte di Cassazione.
Il caso riguardava infatti un privato che, avendo sottoscritto dei buoni della serie “AA” nel giugno 1986, con la “promessa” (scritta a chiare lettere nei titoli) della triplicazione del capitale dopo otto anni, aveva subito un’azione legale delle Poste per la restituzione di una parte della somma già riscossa, sostenendo che il tasso di interesse era in realtà variato (in senso peggiorativo) per effetto di un Decreto ministeriale adottato il 16 giugno 1984 (ossia, due anni prima della sottoscrizione dei richiamati buoni).
Cosa dice la Cassazione al riguardo?
Dice in buona sostanza che le Poste devono rimborsare ai risparmiatori il tasso indicato nel buono postale, anche se il saggio di interesse era già stato modificato al ribasso da un decreto ministeriale precedente alla sottoscrizione. Detto in altri termini: se tu Poste italiane applichi un nuovo tasso di interesse ai buoni, perchè così dispone un Decreto ministeriale, devi in ogni caso comunicarmelo; se non lo fai, sei tenuta a restituirmi il tasso originariamente previsto dal buono che mi hai fatto firmare.
Ed infatti, nelle parole della Cassazione, si osserva che non si è autorizzati a “svalutare totalmente la rilevanza delle diciture riportate sui buoni stessi anche quando – come accaduto nella fattispecie in esame – in corso di rapporto non è intervenuto alcun nuovo decreto ministeriale concernente il tasso degli interessi e nessuna modificazione si è quindi prodotta rispetto alla situazione esistente al momento della sottoscrizione dei titoli”.
La Corte aggiunge infine che “la funzione stessa dei buoni postali, destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di risparmiatori, non tollererebbe un’interpretazione diversa: la quale, ponendo a carico dei sottoscrittori le conseguenze di un errore imputabile all’amministrazione e facendo sì che debba esser poi il medesimo sottoscrittore ad assumere l’onere di agire per l’eventuale risarcimento, per ciò stesso finirebbe per compromettere (o almeno per indebolire grandemente) le esigenze di tutela del risparmio diffuso cui si ispirano le norme sopra richiamate. Norme che – come si è visto – espressamente impongono di riportare sui titoli i dati reputati essenziali all’informazione del sottoscrittore, affinchè egli possa compiutamente valutare i profili di convenienza e di rischio connessi al suo investimento, ma che verrebbero paradossalmente a porre le premesse di un’informazione fuorviante, ove si ammettesse che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere invece, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto stesso della sottoscrizione del buono” (ma vedi anche, nella giurisprudenza di merito, la sentenza del Trib. Roma, Sez. III, 22 febbraio 2013).

Nel caso abbiate richiesto la liquidazione dei vostri buoni fruttiferi e abbiate ottenuto meno rispetto a quanto stabilito sul retro del buono, potete rivolgervi a noi di derricolawfirm .

 

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