Buoni Fruttiferi postali – La Cassazione a Sezioni Unite decide in materia di interessi

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Avv. Franca D’Errico – Cattive notizie per i risparmiatori, in materia di interessi sui Buoni Fruttiferi postali.

Da parecchi anni, ormai, si aspettava la decisione della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, in materia di variazione dei tassi di interessi sui Buoni fruttiferi postali.

Tutto ciò in considerazione  della enorme mole di procedimenti giudiziari sollevati dai risparmiatori, i quali, si erano visti rimborsare una quota di capitale in uno agli interessi maturati, di gran lunga inferiore rispetto ai tassi praticati sul retro dei buoni fruttiferi postali.

Tale decisione non è sembrata favorevole ai risparmiatori.

Infatti, per la Suprema Corte  a Sezioni Unite, con la sentenza n. 3963 del 2019, appare consentita la riduzione retroattiva del tasso di interessi sui vecchi buoni fruttiferi postali, a dispetto di quanto riportato a tergo del documento.
Nel caso di specie, il risparmiatore aveva portato all’incasso dei buoni fruttiferi postali anno 1982 e 1983, tuttavia tali buoni erano stati presentati all’incasso nel dicembre del 2004 e l’ufficio postale pagatore, aveva applicato una modifica in pejus del tasso di interessi, così come disposta con D.M. del Tesoro in data 13 giugno 1986.
Le Sezioni Unite confermano che al rapporto controverso, nel caso di specie, si applica  il testo dell’art. 173 del D.P.R. n. 156/1973, come novellato dall’art. 1 del D.L. n. 460/1974, convertito in legge n. 588/1974: tale disposizione consentiva alla pubblica amministrazione di variare il tasso di interesse, relativo ai buoni già emessi.
Ancora, sempre secondo la Suprema Corte, il risparmiatore, inoltre, non può lamentare la mancata conoscenza della possibilità di una successiva variazione peggiorativa del tasso di interesse: tale conoscenza deriva dalla pubblicità legale del decreto ministeriale di variazione del saggio di interesse mediante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, oltre che, ovviamente, dal generale principio della conoscenza della norma che attribuiva alla pubblica amministrazione il potere di variare il saggio di interesse anche con riferimento ai titoli già emessi e sottoscritti.
La Corte di Cassazione conclude sostenendo che i buoni fruttiferi postali sono stati qualificati dalla giurisprudenza di legittimità come titoli di legittimazione e ciò giustifica la soggezione dei diritti spettanti ai sottoscrittori alle variazioni derivanti dalla sopravvenienza dei decreti ministeriali, volti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto.
In materia, chiedi informazioni a D’Errico Law Firm, un consulente ti fornirà la dovuta assistenza legale.
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