BULLISMO A SCUOLA: chi sono i responsabili e cosa fare.

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“Scilla e Cariddi Il bullismo tra solitudine e ricerca di identità” è il titolo del convegno, organizzato dall’Istituto Tecnico Industriale Liceo Scientifico op Scienze applicate del Francesco Giordani di Caserta,  condiviso da diversi istituti scolastici di Caserta.

Plaudo all’iniziativa ritenendo la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo una vera urgenza sociale in quanto la prevaricazione di pochi, i più forti, non comporta solo la vittimizzazione di alcuni, i più deboli, ma anche la violazione del diritto di ogni minore a crescere in un ambiente sereno e rispettoso dell’altro.

Aggressioni e sopraffazioni verbali, fisiche, psicologiche, maturano nell’impunità, nella consapevolezza di farla franca e allora ben vengano convegni sul tema, se questi sono mossi a responsabilizzare ognuno.

L’esperienza insegna che troppo spesso chi potrebbe e dovrebbe intervenire non lo fa: il genitore del bullo che per partito preso lo spalleggia, l’insegnante e il dirigente scolastico che non vogliono grane e si girano dall’altra parte.

Il silenzio è complice del bullo, come lo spettatore passivo è corresponsabile della violenza alla vittima.

Un litigio occasionale non deve destare allarme, ma certo non si possono tollerare vessazioni continue perpetrate da alcuni alunni che spingono il compagno di classe, intimorito per la propria incolumità, prima ad assentarsi e poi a lasciare la scuola: condotte come queste vanno qualificate come reato di stalking, atti persecutori compiuti da delinquenti, che per tali vanno affrontati e trattati.

Ecco allora che responsabili penalmente sono i minorenni che hanno compiuto i 14 anni se imputabili e responsabili civilmente sono i loro genitori, sia dei bulli, sia dei minori che hanno assistito ai fatti criminali senza dissociarsi.

Infatti la commissione come pure la partecipazione emotiva al reato denotano una forte carenza educativa da parte dei genitori, che non hanno saputo trasmettere ai figli i giusti modelli comportamentali e valoriali.

Deve quindi dirsi che se i comportamenti di bullismo conoscono già un quadro sanzionatorio penale e civile adeguato, il vero vulnus a mio avviso è nella carenza di soluzioni mirate a tutelare gli adolescenti nell’ambito scolastico.

Il mio suggerimento ai genitori delle vittime di bullismo è quello di segnalare alla scuola ogni vicenda in essere perché se gli insegnanti e il dirigente scolastico non si adoperano con provvedimenti idonei, questi potranno essere chiamati dal Ministero dell’Istruzione a rispondere contabilmente dei danni non patrimoniali, tanto biologico-psichici che morali-esistenziali, per le lesioni personali, le minacce, la diffamazione subiti dallo studente.

Declinando il titolo del convegno direi che “oltre il bullismo”, anzi oltre il bullo, ci sono responsabilità colpose precise e bene individuate in capo al genitore, culpa in educando, all’insegnante, culpa in vigilando, al dirigente scolastico, culpa in organizzando.

Queste colpe, quando vi sono, vanno denunciate alle Autorità e i responsabili devono pagarne le conseguenze.

Solo così si combatte il bullismo, abbattendo il mito dell’impunità a tutela di ogni vittima come di ogni alunno perché a ciascuno venga garantito il diritto di vivere e crescere all’interno della scuola in un clima di armonia e benessere psicofisico.

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